”Mi chiamo Octave e mi vesto da APC. Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda.Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop.
Immagini leccate, musiche nel vento.
Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti.
Il Glamour è il paese in cui non si arriva mai.
Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova.
C’è sempre una novità più nuova che farà invecchiare quella precedente; farvi sbavare è la mia missione.
Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”
Questo racconta Frédéric Beigbeder, uno tra i più noti (ex)pubblicitari del nostro continente, che dopo aver pubblicato "99 francs" perde il posto di lavoro ottenendo in compenso celebrità.
Il compito più arduo per chi fa il pubblicitario è riuscire a drogare la propria coscienza per non sentirsi in perenne disagio con il mondo. Bisognerebbe avere pelo sul petto per fare questo mestiere fino in fondo. C’è chi riesce ad essere spietato, chi annega nell’alcool o chi cede, come Beigbeder, e in uno sfogo irrazionale cerca di sdebitarsi raccontando “tutto”.
Credo che almeno un aspetto positivo importante dell’attuale crisi economica globale sia proprio lo smascheramento della bulimia del consumismo, come sostenuto recentemente dal sociologo Gianpaolo Fabris:
"Questo è stato l’anno in cui la crisi ha cambiato l’economia delle famiglie. A fianco delle difficoltà create dalla situazione congiunturale - sottolinea Fabris - c’è una grossa parte di popolazione che ha modificato il proprio atteggiamento verso i consumi. E le abitudini di acquisto stanno cambiando: ora c’è una sensibilità inedita per il prezzo rispetto al passato. Gli italiani si sono resi conto di avere troppo in alcune merceologie. E come l’obesità che sta aumentando, anche loro sono diventati bulimici. È la fine di un consumismo avido e ingordo che aveva perso qualunque relazione con i valori dell’uso del prodotto."
La gente comincia a stancarsi e forse veramente occorre cambiare le lenti con cui si guarda il mondo.
Il “nuovo paradigma” è già vecchio.
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